martedì 28 agosto 2012

Arancia Meccanica - Stanley Kubrick (1971)

"Prendere a calci, bastonare, rubare, cantare, ballare il tip tap, stuprare: Alex (Malcolm McDowell), il teppista con la bombetta, si diverte a modo suo. Tragicamente, a spese degli altri. Il percorso di Alex - da punk amorale ad onorato cittadino, previo lavaggio del cervello - viene ambientato in un futuro scioccante dall'ardita interpretazione Kubrickiana del romanzo di Anthony Burgess. Immagini indimenticabili, contrappunti musicali da brivido, l'affascinante linguaggio usato da Alex e compari sono miscelati da Kubrick in un'unità frammentaria. Assai discusso alla sua uscita (1971), quarant'anni dopo, la forza della sua arte è intatta: continua ad attrarci e scioccarci, tenendoci incollati allo schermo".

Titolo originale: A Clockwork Orange
Soggetto: Dal romanzo A Clockwork Orange di Anthony Burgess
Sceneggiatura: Stanley Kubrick
Fotografia: John Alcott
Montaggio: Bill Butler
Effetti speciali: Sandy DellaMarie, Mark Freund
Scenografia: John Barry
Costumi: Milena Canonero
Trucco: Fred Williamson, George Partleton, Barbara Daly
Arredamento: Russell Haag e Peter Shields
Pitture e sculture: Herman Makkink, Cornelius Makkink, Liz Moore, Christiane Kubrick
Musica: Ludwig van Beethoven, Edward Elgar, Gioacchino Rossini, Terry Tucker, Henry Purcell, James Yorkston, Arthuer Freed e Nacio Herb Brown, Nicolaj Rimsky-Korsakov, Erika Eigen
Musica originale e arrangiamenti elettronici: Walter Carlos
Interpreti: Malcolm McDowell, Patrick Magee, Michael Bates, Warren Clarke, John Clive, Adrienne Corri, Carl Duering, Paul Farrell, Clive Francis, Michael Gover, Miriam Karlin, James Marcus, Aubrey Morris, Godfrey Quigley, Sheila Raynor, Madge Ryan, John Savident, Anthony Sharp, Philip Stone, Pauline Taylor, Margaret Tyzack
Produzione: Stanley Kubrick, Warner Bros, Hawk Film, Polaris Production, Gran Bretagna 1971

A proposito del film: "Forte di quattro nomination agli Oscar del 1972 come Miglior Film, Regia, Sceneggiatura non originale e Montaggio, vinse i premi della Critica Cinematografica di New York per Miglior Film e Miglior Regista, presentato lo stesso anno alla Mostra di Venezia, Arancia meccanica è rimasto nella storia del cinema, oltreché come fonte di citazioni letterarie e iconografiche, anche grazie al contributo, nella parte non originale, della colonna sonora. Essa recuperava, fra le altre, musiche classiche molto conosciute di Rossini e Beethoven, accentuando la chiave visionaria e onirica del film. Decisivo per la riuscita del film, anche l'apporto di Malcolm McDowell  nel ruolo di Alex, pronto e disponibile a tutto, al punto che s'incrinò una costola e subì l'abrasione delle cornee durante le riprese del film. Quando fu distribuita sul circuito cinematografico, all'inizio degli anni settanta, la pellicola destò scalpore, con una schiera di ammiratori pronti a gridare al capolavoro ma anche con una forte corrente di parere contrario, per il taglio originale e visionario adottato nella narrazione, che faceva ricorso in maniera iperrealistica, ma anche senza indugi speculativi, a scene di violenza".

mercoledì 8 agosto 2012

Barry Lyndon - Stanley Kubrick (1975)

"Come può nel XVIII secolo un ragazzotto irlandese senz'arte né parte diventare membro dell'aristocrazia inglese? Per Barry Lyndon (Ryan O'Neal) il mezzo c'è: usare tutti i mezzi. Barry è di volta in volta insistente corteggiatore, duellante, vagabondo, soldato durante la Guerra dei Sette Anni, libertino, spia, baro. E, nella sontuosa interpretazione Kubrickiana del romanzo di William M. Tackeray, ogni ruolo è un passo avanti nell'arrampicata al lusso a al privilegio".

Titolo originale: Barry Lyndon
Soggetto: Dal romanzo Le memorie di Barry Lyndon di William Makepeace Thackeray
Sceneggiatura: Stanley Kubrick
Fotografia: John Alcott, Paddy Carey
Montaggio: Tony Lawson
Scenografia: Ken Adam, Roy Walker, Jan Schluback, Vernon Dixon
Costumi: Ulla Britt Soderlund, Milena Canonero
Trucco: Alan Boyle  
Arredamento: Roy Walker  
Adattamento musicale: Leonard Rosenman
Musiche: Franz Schubert, Antonio Vivaldi, Johann Sebastian Bach, Georg Friedrich Handel, Federico II, Giovanni Paisiello, Wolfgang Amadeus Mozart, Henry Purcell, Sean O'Riada
Interpreti: Ryan O'Neal, Marisa Berenson, Patrick Magee, Hardy Kruger, Marie Kean, Gay Hamilton, Murray Melvin, Godfrey Quigley, Leonard Rossiter, Leon Vitali, Frank Middlemass, Diana Koerner, Andre Morell, Arthur O'Sullivan, Philip Stone, Steven Berkoff, Anthony Sharp, Michael Hordern
Produzione: Stanley Kubrick, Hawk Films/Peregrine per Warner Bros, Gran Bretagna 1975

A proposito del film: "Per creare il fascinoso e maliziosamente satirico vincitore di 4 Premi Oscar, Kubrick ha tratto ispirazione dalle tele dei pittori classici ed ha scelto come set autentiche ambientazioni europee. Le scene e i costumi di Barry Lyndon sono stati meticolosamente realizzati secondo disegni d'epoca, mentre le riprese, girate con il solo ausilio della luce naturale, hanno richiesto pionieristici obiettivi progettati ad hoc. Premi: 4 Oscars (1975) Miglior Scenografia, Fotografia, Costumi, Colonna Sonora non Originale; National Board of Review: Miglior Film, Regista; British Academy Award: Miglior Regista; Los Angeles and National Society of Film Critics: Miglior Fotografia".

mercoledì 11 luglio 2012

Shining - Stanley Kubrick (1980)

"Pensate a quello che vi terrorizza di più. È qualcosa di misterioso che arriva dallo spazio? È uno psicopatico con il dito sul grilletto nucleare? O, come accade nell'angoscioso capolavoro del regista Stanley Kubrick, è qualcuno che dovrebbe amarvi e proteggervi, magari un membro della vostra famiglia?  
Da uno script co-adattato tratto dal romanzo di Stephen King, Kubrick trae vivide interpretazioni, minacciose ambientazioni, carrellate oniriche, fondendole, shock dopo shock, in una pietra miliare dell'horror. In un'interpretazione magistrale, Jack Nicholson è Jack Torrance, giunto nell'elegante e isolato Overlook Hotel come custode invernale, accompagnato da moglie (Shelley Duvall) e figlio (Danny Lloyd). È la sua prima volta in quel luogo, o è un ritorno? La risposta si trova in una spettrale deformazione del tempo, carica di follia omicida".

Titolo originale: The Shining
Soggetto: Dal romanzo omonimo di Stephen King
Sceneggiatura: Stanley Kubrick, Diane Johnson
Fotografia: John Alcott
Montaggio: Ray Lovejoy
Scenografia: Roy Walker
Costumi: Milena Canonero
Musiche: Wendy Carlos, Rachel Elkind, Hector Berlioz, Béla Bartók, Krzysztof Penderecki, Gyorgy Ligeti
Interpreti: Shelley Duvall, Jack Nicholson, Danny Lloyd, Scatman Crothers, Barry Nelson, Philip Stone, Joe Turkel, Tony Burton, Barry Dennen, Anne Jackson
Produzione: Stanley Kubrick, Hawk Films/Peregrine per Warner Brothers, Gran Bretagna 1980

A proposito del film: "Osservato dall'alto della sua fine, cioè dall'ultima inquadratura, Shining assomiglia in modo esemplare al labirinto che il protagonista Jack Torrance osserva agli inizi della sua follia, di cui si crede dominatore, ma da cui gli sarà impossibile uscire. Nel momento in cui tutto sembra finire e crediamo di esserne fuori, basta un'immagine a ricacciarci al suo centro, in quel groviglio di contraddizioni irrisolte che è l'Uomo, lo specchio opaco in cui ogni risposta, lungi dall'essere risolutiva, è parziale e sfuggente, elusa con la stessa cura con cui vengono edificate le domande".

domenica 17 giugno 2012

Full Metal Jacket - Stanley Kubrick (1987)

"Un superbo cast si 'mette in riga', pronto all'assalto, nella brillante saga di Stanley Kubrick sulla guerra del Vietnam e sul processo disumanizzante che trasforma uomini qualunque in rodati assassini. Joker (Matthew Modine), Animal (Adam Baldwin), Pyle "palla di lardo" (Vincent D'Onofrio), Eightball (Dorian Harewood), Cowboy (Arliss Howard) ed altri ancora vengono precipitati nell'inferno di un campo di addestramento, ferocemente dominato da uno spietato istruttore (Lee Ermey), che considera i pretesi eroi degli smidollati, dei vermi o qualcosa di meno. L'azione è salvaggia, la storia generosa, il dialogo affilato da uno humour caustico. Full Metal Jacket, dalle sequenze dell'addestramento all'incubo della battaglia di Hue, mette a segno un grosso colpo cinematografico".

Titolo originale: Full Metal Jacket
Soggetto e sceneggiatura: Stanley Kubrick, Michael Herr, Gustav Hasford, dal romanzo di Gustav Hasford 'The Short-Timers'
Fotografia: Douglas Milsome
Montaggio: Martin Hunter
Effetti speciali: John Evans
Scenografia: Anton Furst, Stephen Simmons
Musica: Abigail Mead [Vivian Kubrick], Brani musicali AA.VV.
Interpreti: Matthew Modine, Adam Baldwin, Vincent d'Onofrio, Lee Ermey, Dorian Harewood, Kevyn Major Howard, Arliss Howard, Ed O'Ross, John Terry, Kierson Jecchinis, Kirk Taylor, Tim Colceri, John Stafford, Bruce Boa, Ian Tyler, Sal Lopez, Gary Landon Mills, Peter Edmund, Papillon Soo Soo, Ngoc Le, Leanne Hong, Marcus D'Amico, Costas Dino Chimona, Gil Kopel, Keith Hodiak, Peter Merrill, Herbert Norville, Nguyen Phong, Duc Hu Ta
Produzione: Stanley Kubrick per Warner Bros, Hawk Films, Harrier Productions - Gran Bretagna 1987

A proposito del film: "Non è detto [...] che Full Metal Jacket sia un film sul Vietnam, anche se è tratto dal romanzo di un ex-combattente, se si situa in un contesto storico piuttosto leggibile, e se si è soliti inquadrarlo all'interno del filone anni '80 dedicato al conflitto. Full Metal Jacket, probabilmente, rappresenta il film definitivo sul Vietnam, ma al contempo trascende e rifiuta il relativismo di questo scontro. È guerra moderna, è guerra novecentesca, è guerra sostanzialmente priva di senso. Come la guerra mette a prova i limiti del genere umano, così il film di guerra per Kubrick deve saggiare la tenuta della narrazione cinematografica. Nella guerra e nel cinema l'organizzazione industriale riveste un'importanza decisiva: è ciò che racconta Full Metal Jacket, la fabbrica dei marines, la loro preparazione su larga scala per un conflitto su larga scala umana".

giovedì 7 giugno 2012

Eyes Wide Shut - Stanley Kubrick (1999)

"L'ultimo audace film di Stanley Kubrick ha molte facce. È un viaggio psicosessuale, un'inquietante evasione onirica, un'affascinante storia di suspense, una pietra miliare indiscussa nelle carriere di Tom Cruise e Nicole Kidman e l'ultimo degno capitolo della carriera di un grande regista. In questo film Cruise interpreta il Dr. William Harford che, in seguito alle confessioni dei desideri sessuali di sua moglie (Nicole Kidman), si tuffa in un'avventura erotica, minacciando il suo matrimonio e rischiando di rimanere intrappolato in un sordido e misterioso assassinio. Mentre la storia passa da sentimenti di dubbio e paura, alla scoperta di se stessi e alla riconcilazione, Kubrick combina il tutto con un tocco da maestro. Carrellate leggere, ritmo controllato, colori intensi, immagini sorprendenti: tocchi di virtuosismo che fanno di Kubrick uno dei registi del secolo e che contribuiscono a tenere gli occhi del pubblico ben aperti".

Titolo originale: Eyes Wide Shut
Soggetto: dal racconto 'Doppio sogno' di Arthur Schnitzler
Sceneggiatura: Stanley Kubrick, Frederic Raphael
Fotografia: Larry Smith
Montaggio: Nigel Galt
Scenografia: Leslie Tomkins, Roy Walzer
Costumi: Marit Allen
Musica: Jocelyn Pook, Brani musicali AA.VV.
Interpreti: Tom Cruise, Nicole Kidman, Sidney Pollack, Todd Field, Sky Dumont, Marie Richardson, Vinessa Shaw, Fay Masterson, Leon Vitali, Rade Šerbedžija, Leelee Sobieski, Thomas Gibson, Alan Cumming, Madison Eginton, Jackie Sawiris, Leslie Lowe, Michael Doven, Louise J. Taylor, Stewart Thorndike, Randall Paul, Julienne Davis, Lisa Leone, Kevin Connealy, Mariana Hewett, Togo Igawa 
Produzione: Stanley Kubrick per Warner Bros - Gran Bretagna 1999

A proposito del film: "Kubrick ci mostra l'incongruenza tra le necessità mentali e quelle fisiche dell'uomo. Considerando il bisogno di vivere su delle certezze (l'origine della creazione della società), l'uomo, essendo l'animale dominante sulla terra, ma pur sempre un animale, non è in grado di resistere ai propri istinti. Illuminando l'ipocrisia del matrimonio, quindi, viene affrontato il discorso di come gli esseri umani (sia uomini che donne) soccombano alle tentazioni derivanti dall'istinto sessuale. Caratteristica prevalente nella scena della festa all'inizio del film, che si può catturare, quando Alice balla con l'ungherese e Bill gioca con le due modelle. Più che mai esaltata durante la confessione di Alice a Bill, quando gli spiega dei suoi desideri sessuali nei confronti di un ufficiale della marina, ammettendo che l'impeto del desiderio fu forte a tal punto che sarebbe stata disposta a lasciare lui e sua figlia pur di fuggire con l'altro".

martedì 28 febbraio 2012

L'assassino - Elio Petri (1961)

"Un antiquario è condotto a un posto di polizia per essere interrogato. Nessuno però gli spiega la ragione del fermo e l'uomo cerca di immaginare quale può essere la sua colpa. Ecco dunque che dai ricordi scaturisce una sorta di esame di coscienza che comunque non lo porta vicino alla verità, che appare ben più grave. È infatti sospettato di aver ucciso una donna. Quando il vero colpevole viene arrestato, l'esperienza sarà stata così intensa che la vita dell'antiquario cambierà".

Titolo originale: L'assassino
Soggetto: Elio Petri, Tonino Guerra
Sceneggiatura: Elio Petri, Tonino Guerra, Pasquale Festa Campanile, Massimo Franciosa
Fotografia: Carlo Di Palma
Montaggio: Ruggero Mastroianni
Scenografia: Lorenzo Vespignani
Costumi: Graziella Urbinati
Musica: Piero Piccioni
Interpreti: Marcello Mastroianni, Salvo Randone, Marco Mariani, Cristina Gaioni, Micheline Presle, Andrea Checchi, Paolo Panelli, Toni Ucci, Francesco Grandjacquet, Mac Ronay, Franco Ressel, Giovanna Gagliardo
Produzione: Franco Cristaldi per Vides Cinematografica, S.G.C., Titanus - Ita 1960

A proposito del film: "Film d'esordio di Elio Petri. L'assassino è un film che esteriormente ricorda i gialli psicologici di scuola francese e americana. Ma la sua suggestione affabulatoria, l'umorismo e le trovate disseminate nel corso del racconto, le annotazioni sui fatti marginali della vita quotidiana lo apparentano piuttosto alla commedia di costume. Storia di una 'nevrosi da normalità' e meditazione sul rapporto suddito-autorità, il film si propone come piccolo saggio di psicoanalisi volgarizzata, rivisitando, con intenti di denuncia, quegli ambienti della media borghesia che da sempre costituiscono il territorio esclusivo della commedia all'italiana. Ritratto di un uomo mediocre e meschino (Mastroianni, dimesso e spaurito, regge bene il gioco), L'assassino, che fu costretto alla censura a subire alcuni tagli per aver mostrato la polizia italiana a operare con metodi illegali, ricorre a frequenti contrazioni e dilatazioni del tempo cinematografico nei modi cari alla nouvelle vague".

venerdì 27 gennaio 2012

Sette scialli di seta gialla - Sergio Pastore (1972)

"L'ispettore Jansen indaga sulla morte dell'affascinante modella Paula, avvenuta nell'atelier della ricchissima e ambigua Francoise. Prende parte a questa inchiesta anche Peter, un pianista cieco che in passato è stato amante della vittima. Nel frattempo viene uccisa con modalità molto simili un'altra donna, Helga, collega di Paula. La polizia sospetta allora di Peter, ma sarà proprio lui a far luce sull'intricata e terribile vicenda".

Titolo originale: Sette scialli di seta gialla
Soggetto e sceneggiatura: Alessandro Continenza, Giovanni Simonelli, Sergio Pastore
Fotografia: Guglielmo Mancori
Montaggio: Vincenzo Tomassi
Effetti speciali: Eugenio Ascani
Trucco: Renzo Francioni
Scenografia: Alberto Boccianti
Costumi: Luciana Marinucci
Musica: Manuel De Sica
Interpreti: Anthony Steffen, Sylva Koscina, Jeannette Len, Renato De Carmine, Giacomo Rossi-Stuart, Umberto Raho, Annabella Incontrera, Liliana Pavlo, Shirley Corrigan, Romano Malaspina, Isabelle Marchall, Imelde Marani
Produzione: Capitolina Produzioni Cinematografiche - Ita 1972

A proposito del film: "Il protagonista di 'Sette scialli di seta gialla' è un compositore cieco, ma in realtà è in grado di 'vedere', di comprendere la verità ben prima di tutti gli altri. Una sorta di sesto senso lo guida nei suoi movimenti. Mentre l'ispettore incaricato delle indagini brancola nel buio... Fra le interpreti del nostro film troviamo Giovanna Lenzi, moglie del regista Sergio Pastore e protagonista - spesso con il nome d'arte di Jeannette Len - di quasi tutte le pellicole del marito. Sarà proprio lei a concludere e a firmare l'ultimo film di Pastore, l'horror-erotico 'Delitti' (1987) interpretato da Severio Vallone e Michela Miti, rimasto sospeso in seguito all'improvvisa morte del regista nel 1987 a causa di un attacco di cuore".

Una lucertola con la pelle di donna - Lucio Fulci (1971)

"Ogni notte il sonno di Carole è turbato da incubi erotici di cui è protagonista Julia, la sua disinibita vicina di casa. Una volta giunge persino a sognarne la morte. Spaventata, la giovane racconta i suoi turbamenti a uno psicanalista che cerca di tranquillizzarla. In seguito, tuttavia, Julia viene davvero uccisa e sul luogo del delitto sono rinvenuti una pelliccia e un tagliacarte appartenenti a Carole..."

Titolo originale: Una lucertola con la pelle di donna
Soggetto: Lucio Fulci, Roberto Gianviti
Sceneggiatura: Lucio Fulci, Roberto Gianviti, José Luis Martinez Molla, André Tranché
Fotografia: Luigi Kuveiller
Montaggio: Jorge Serralonga, Vincenzo Tomassi
Effetti speciali: Carlo Rambaldi, Eugenio Ascani
Trucco: Franco Di Girolamo, Gloria Fava
Scenografia: Román Calatayud, Nedo Azzini, Maurizio Chiari
Costumi: Maurizio Chiari
Musica: Ennio Morricone
Interpreti: Florinda Bolkan, Stanley Baker, Jean Sorel, Silvia Monti, Anita Strindberg, Alberto de Mendoza, Penny Brown, Mike Kennedy, Ely Galleani, George Rigaud, Ezio Marano, Franco Balducci, Leo Genn, Erzsi Paál, Jean Degrave, Basil Dignam, Luigi Antonio Guerra, Gaetano Imbró, Tony Adams, Ursel Eberz
Produzione: Apollo Films, Atlantida Films, Les Films Corona - Ita 1971

A proposito del film: "Secondo thriller di Lucio Fulci, dopo 'Una sull'altra', che riscosse un buon successo di pubblico. Fulci aveva scelto come titolo del film 'La gabbia', ma la produzione impose 'Una lucertola con la pelle di donna' per sfruttare il successo dei thriller di Dario Argento, come 'Il gatto a nove code'. Il film incorse in vari problemi sia di censura, per alcune scene scabrose e violente, sia a seguito della denuncia presentata dalla Lega per la protezione degli animali, che in tre diverse città italiane si rivolse al tribunale per ottenere il sequestro della pellicola. In una sequenza girata all'interno di un laboratorio medico, si mostravano infatti quattro cani sottoposti a esperimenti di vivisezione. Si tratta però di pupazzi, creati dal mago degli effetti speciali Carlo Rambaldi, lo stesso che qualche anno più tardi avrebbe realizzato il tenerissimo 'E.T.', l'extraterrestre protagonista del famoso film di Steven Spielberg".

mercoledì 30 novembre 2011

Black cat - Lucio Fulci (1981)

"Un paesino della campagna inglese è sconvolto sempre più frequentemente da una serie di inquietanti episodi. Una fotografa americana individua negli esperimenti di un professore, studioso di parapsicologia, la possibile causa di tutti quei crimini. In un inarrestabile crescendo di mistero, angoscia, paura, la vicenda corre verso un'agghiacciante verità..."

Titolo originale: Black cat
Soggetto: Biagio Proietti, dal racconto Il gatto nero di Edgar Allan Poe
Sceneggiatura: Biagio Proietti, Lucio Fulci
Fotografia: Sergio Salvati
Montaggio: Vincenzo Tomassi
Effetti speciali: Paolo Ricci
Trucco: Franco Di Girolamo, Rosario Prestopino (assistente)
Scenografia: Francesco Calabrese
Costumi: Massimo Lentini
Musica: Pino Donaggio
Interpreti: Patrick Magee, Mimsy Farmer, David Warbeck, Al Cliver, Dagmar Lassander, Bruno Corazzari, Geoffrey Copleston, Daniela Doria, Lucio Fulci,
Produzione: Selenia Cinematografica - Ita 1981

A proposito del film: "Ispirato molto alla lontana al racconto di Edgar Allan Poe (la cui brevità ha sempre reso necessario costruirvi attorno trame ex novo in tutte le riduzioni cinematografiche), è un Fulci minore, con qualche buon momento e qualche buona intuizione, ma tra i meno interessanti dei suoi film del periodo. La regia è misurata e attenta a cogliere le suggestioni dell’ambiente e le inquietudini oltretombali. Il cast è buono: Patrick Magee e Mimsy Farmer sono una buona coppia di protagonisti, con David Warbeck a dare adeguato supporto con la solita efficienza. Anche Dagmar Lassander emerge in un ruolo minore, svolto con la giusta intensità, mentre Al Cliver è un po’ sacrificato in una parte senza consistenza".

domenica 30 ottobre 2011

Sette note in nero - Lucio Fulci (1977)

"Grazie alle sue capacità psicologiche Virginia vede un delitto commesso da suo marito che infatti poco dopo viene arrestato. La donna riesce a scagionarlo ma si accorge purtroppo a sue spese del reale valore della visione".

Titolo originale: Sette note in nero
Soggetto e sceneggiatura: Lucio Fulci, Roberto Gianviti, Dardano Sacchetti
Fotografia: Sergio Salvati
Montaggio: Ornella Micheli
Trucco: Maurizio Giustini
Scenografia: Luciano Spadoni
Costumi: Massimo Lentini
Musica: Franco Bixio, Fabio Frizzi, Vince Tempera
Interpreti: Jennifer O'Neill, Gianni Garko, Gabriele Ferzetti, Marc Porel, Evelyn Stewart, Jenny Tamburi, Fabrizio Jovine, Riccardo Parisio Perrotti, Vito Passeri, Loredana Savelli, Franco Angrisano, Salvatore Puntillo, Bruno Corazzari, Veronica Michielini, Paolo Pacino, Fausta Avelli, Elizabeth Turner, Luigi Diberti, Ugo d'Alessio
Produzione: Rizzoli Film, Cinecompany - Ita 1977

A proposito del film: "Film avvincente e con tutte le caratteristiche che rendono valido un buon dramma giallo: atmosfera, tensione e un finale del tutto imprevedibile. In questo giallo dalla struttura classica il regista dosa gli effetti splatter tipici dei suoi precedenti thriller, evidenziandone invece gli aspetti onirici e parapsicologici. Quentin Tarantino ha omaggiato il film nel suo Kill Bill Vol. 1, riproponendo la musica presente nella scena del carillon. Un regista indiano, Partho Ghosh, ha girato un remake del film, intitolato 100 Days".



mercoledì 28 settembre 2011

I due della legione - Lucio Fulci (1962)

"Franco Cocuzza e Ciccio Fisichella, siciliani d.o.c., cercano di sbarcare il lunario a Napoli con la vecchia truffa del gioco delle tre carte. Un bel giorno il boss locale della camorra ci rimette le penne e i due spiantati vengono ingiustamente accusati dell'omicidio: non gli resta che saltare sul primo treno e, su consiglio di un tedesco, arruolarsi nella legione straniera, appena in tempo per ricevere una missione delicatissima da parte del sultano Mustafa Abdul Bey (Alighiero Noschese): bloccare un traffico d'armi!"

Titolo originale: I due della legione straniera
Soggetto e sceneggiatura: Antonio Leonviola, Roberto Bianchi Montero, Dino De Palma, Arnaldo Morrosu, Giancarlo Del Re, Lucio Fulci, Bruno Corbucci, Giovanni Grimaldi
Fotografia: Alfio Contini
Montaggio: Mario Serandrei
Musica: Luis Bacalov
Interpreti: Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Alighiero Noschese, Carlo Lombardi, Maria Teresa Vianello, Nino Terzo, Aldo Bufi Landi, Jo Garso, Gianni Rizzo, Rosario Borelli, Giovanni Grimaldi, Giovanni, Crosio, Aldo Pini, Cesare Polacco
Produzione: Danilo Marciani per Sicilia Cinematografica - Ultra Film e Titanus - Ita 1962

A proposito del film: "Il primo classico di Franco e Ciccio diretto dal grande Lucio Fulci, un'esilarante scoribanda dai vicoli partenopei al deserto che più deserto non si può. Come riferito dal critico Paolo Albiero, che si rifà a testimonianze dirette di alcuni membri della troupe, «il rapporto fra Fulci e il duo fu ottimo fin da principio: sul set un clima di collaborazione e divertimento, tanto che alcuni membri della troupe ancora oggi ricordano come si iniziasse a ridere la mattina presto e si finisse solo a notte fonda. Franchi e Ingrassia, con l’entusiasmo dei neofiti, improvvisavano spesso siparietti fuori programma, e il grande Alighiero Noschese, qui al suo esordio cinematografico, si divertiva ad imitare le voci della troupe, creando spesso equivoci e risate». Fulci, grazie al proprio genio artistico, consente al duo comico di affinare i propri strumenti comici e inserisce numerose idee originali all’interno della storia del film - l’inadeguatezza dei personaggi nei confronti delle situazioni che si presentano loro, l’estraneità ad ogni vicenda, la casualità dei loro successi, la beffa sempre dietro l’angolo - che diverranno uno stereotipo nella produzione cinematografica successiva di Franchi e Ingrassia. Franco e Ciccio diventano così gli anti-eroi per antonomasia che, «troppo impegnati nella Lotta per la Sopravvivenza, […] sfiorano e mai afferrano l’essenza delle loro storie e della Storia, dell’esistenza»".

Le iene - Quentin Tarantino (1992)

"Usano al posto dei nomi i colori, sono sei, non si conoscono e hanno tentato un colpo, finito male, a una gioielleria di Los Angeles. Due sono morti, Mr. Blue e Mr. Brown, uno è ferito gravemente, Mr. Orange, gli altri si ritrovano in un deposito per scoprire chi di loro sia una spia... e molto, molto altro..."

Titolo originale: Reservoir Dogs
Soggetto e sceneggiatura: Quentin Tarantino
Fotografia: Andrzej Sekula
Montaggio: Sally Menke
Effetti speciali: Larry Fioritto
Scenografia: David Wasco
Costumi: Betsy Heimann
Musiche: AA.VV.
Interpreti: Harvey Keitel, Lawrence Tierney, Chris Penn, Tim Roth, Steve Buscemi, Michael Madsen, Quentin Tarantino, Edward Bunker, Kirk Baltz.
Produzione: USA, 1992

A proposito del film: "Leggendario esordio di Quentin Tarantino, iperviolento, colto e allucinato, il film schiera un gruppo di eccellenti attori. Oltre i vari Keitel, Roth, Buscemi e Madsen, c'è anche Edward Bunker, lo scrittore maledetto che ha cambiato la faccia del noir made in Usa. Tarantino introduce molti dei temi e dei caratteri che sono diventati i suoi 'marchi di fabbrica': la violenza, l'avantpop, i dialoghi memorabili e barocchi, il forte humor nero e la cronologia frammentata. Dopo alcune difficoltà nella scelta del cast e alcune indecisioni - ad esempio, a chi assegnare il ruolo di Mr. Orange fra Tim Roth, James Woods e Samuel L. Jackson - il film venne presentato prima al Sundance Film Festival e poi in Giappone al Yubari International Fantastic Film Festival. In Italia il film venne vietato ai minori di 18 anni a causa della violenza delle sue scene. Al contrario di 'Pulp Fiction', infatti, in questo film la violenza non vuole essere esagerata o comica ma è utilizzata in modo decisamente più realistico e cinico, anche se in alcune scene, come quella ormai famosa della tortura, è più suggerita che mostrata. Il film è il primo episodio della 'Trilogia Pulp' di Quentin Tarantino, insieme a 'Una vita al massimo' e 'Pulp Fiction'".

mercoledì 31 agosto 2011

Il demone sotto la pelle - David Cronenberg (1975)

"Un celebre medico si accorge che la sua scoperta ha conseguenze aberranti, perciò uccide la ragazza che gli era servita da cavia e poi si uccide. La ragazza però nel frattempo aveva avuto altri rapporti e il parassita aveva cominciato a diffondersi tra gli inquilini di un grande centro residenziale denominato l'Arca di Noe. Il medico del centro con la sua infermiera, nonché amante, cercano di arginare o quantomeno di circoscrivere all'avanzata dell'infernale vermiciattolo, con il solo esito di venirne contaminati. Gli abitanti dell'Arca, ignari, si apprestano a contagiare prima l'intera città e poi..."

Titolo originale: Shivers / The parasite murders
Soggetto e sceneggiatura: David Cronenberg
Fotografia: Robert Saad
Montaggio: Patrick Dodd
Scenografia: Erla Glieserman
Musica: Ivan Reitman
Interpreti: Barbara Steele, Paul Hampton, Joe Silver, Lynn Lowry, Allan Migicovsky, Camil Ducharme, Susan Petrie
Produzione: Cinepelx, Canada 1975

A proposito del film: "Cronenberg prosegue la sua marcia inarrestabile verso la distruzione del corpo umano come ideale tabernacolo della compiutezza del creato. Il condominio in cui è ambientata la storia sembra alludere ad un gigantesco organismo, percorso da lunghi corridoi dai tappeti rossi che suggeriscono l'idea di vene ed arterie distribuiti tra i vari piani-organi dell'edificio rendendo così gli stessi inquilini infetti quasi delle cellule malate del complesso. Prima che l'orribile marea di contagiati-zombi salga e diventi un incontenibile cancro destinato a infettare anche l'esterno, dobbiamo però fare i conti con lo spaesamento che si prova di fronte alla malattia, quella che trasforma il fisico, che fa diventare il corpo 'altro' da quello che conosciamo. Che lo rende indipendente dal nostro controllo, quasi facesse ormai parte di un universo differente nel quale l'unica parentela possibile è con lo stesso male. Qualcuno ha voluto leggere nel film una sorta di presagio di quello che avrebbe provocato successivamente l'AIDS, e col senno di poi diviene perfettamente plausibile".

domenica 31 luglio 2011

Le avventure del barone di Munchhausen - Josef Von Baky (1943)

"Nel 1700, nella corte di Russia, il barone di Munchhausen (personaggio realmente esistito nel Settecento) - raccontato da R. E. Raspe - incontra Cagliostro che gli assicura l'eterna giovinezza e gli dona un anello che rende invisibili. Dopo aver sedotto la zarina, il barone affronta mirabolanti avventure nella guerra contro i Turchi. In seguito, riesce a sfuggire alla polizia veneziana a bordo di una mongolfiera e si rifugia sulla luna. Tornato sulla Terra si converte a una vita normale, si sposa e rinuncia all'eterna giovinezza. Giunti ormai nel XX secolo, nel 1943 per l'esattezza, racconta la sua incredibile vita ai suoi amici".

Titolo originale: Munchhausen
Soggetto: dal romanzo omonimo di Rudolph Erich Raspe
Sceneggiatura: Erich Kastner
Interpreti: Hans Albers, Ferdinand Marian, Brigitte Horney, Waldemar Leitgeb, Ilse Werner, Wilhelm Bendow, Michael Bohnen, Hans Brausewetter, Hermann Speelmans, Marina von Ditmar, Andrews Engelmann, Kathe Haack, Hubert von Meyerinck, Jaspar von Oertzen, Werner Scharf, Armin Schweizer, Leo Slezak
Produzione: UFA, Germania 1943

A proposito del film: "Le avventure del barone Munchhausen, quarto film tedesco a colori (Agfacolor), fu commissionato direttamente dal ministro della propaganda nazista Josef Goebbels, come film commemorativo per i 25 anni della storica casa produttrice tedesca UFA. Data la rilevanza, anche indirettamente politica, del film, fu eccezionalmente abrogato il limite ufficiale di spesa previsto dall'UFA di un milione di marchi. La sceneggiatura venne affidata a Erich Kastner, scrittore per ragazzi, antinazista e perseguitato dalla Gestapo che rifiutò spontaneamente di lasciare la Germania. A Kastner, venne ritirato il divieto di scrivere purché si firmasse con lo pseudonimo Berthold Burger, che non comparirà nemmeno tra i titoli di testa. L'intero impianto scenografico e di effetti speciali non ha nulla da invidiare alle grandi produzioni hollywoodiane coeve, ennesima dimostrazione della grande autonomia e raffinatezza estetica del cinema tedesco".

giovedì 30 giugno 2011

Freaks - Tod Browning (1932)

"La bella trapezista Cleopatra (Olga Baclanova) finge di amare il nano Hans (Harry Earles) e la sposa per derubarlo e avvelenarlo con la complicità dell'atleta Hercules (Henry Victor), il piano viene però scoperto dagli altri 'mostri' del circo (i freaks che danno il titolo al film) che compiono la loro vendetta mutilando orrendamente i due amanti".

Titolo originale: Freaks
Soggetto: dal racconto "Spurs" di Clarence Aaron 'Tod' Robbins
Sceneggiatura: Willis Goldbeck, Leon Gordon
Fotografia: Merritt B. Gerstad
Montaggio: Basil Wrangell
Scenografia: Cedric Gibbons, Merill Pye
Musica: Matty Malneck
Interpreti: Wallece Ford, Leila Hyams, Olga Baclanova, Roscoe Ates, Henry Victor, Harry Earles, Daisy e Violent Hilton, Prince Randian, Josephine Joseph, Johnny Eck, Murray Kinnell
Produzione: MGM, USA 1932

A proposito del film: "Film maledetto e leggendario, prima prodotto e poi rinnegato dalla MGM, 'Freaks' costituisce un inno perturbante alla mostruosità innocente contro la normalità colpevole. Browning temperò la sceneggiatura straziante con una regia quasi chirurgica nel tentativo - riuscito - di esaltare l'umanità dei freaks senza alcuna morbosità: i protagonisti sono i 'diversi', gli scherzi della natura, che uniti tra loro e regolati da una sorta di legge d'onore, si scontrano con la crudeltà e la perversa attrazione dei 'normali'".

lunedì 30 maggio 2011

Aurora - Friedrich Wilhelm Murnau (1927)

"Sedotto da un'affascinante donna venuta dalla città, il giovane contadino Ansass tenta di uccidere la moglie Indre, simulando un incidente, per poter fuggire con l'altra. Tuttavia, durante una gita in barca, l'uomo, pur avendone l'occasione, non trova il coraggio di eliminare la moglie, finendo anzi con il rinsaldare il suo legame matrimoniale. A sera però, mentre ritornano in barca verso la loro fattoria, un temporale fa cadere Indre in acqua. Dopo aver chiesto aiuto, le ricerche portano solo al recupero dei resti dell'imbarcazione: è allora che Ansass decide di ritrovare e uccidere la donna di città, che lo aveva istigato all'omicidio, ma proprio mentre sta per strangolarla..."

Titolo originale: Sunrise
Soggetto: dal racconto 'Die Reise nacht Tilsit' di Hermann Sudermann
Sceneggiatura: Carl Mayer, F. W. Murnau
Fotografia: Karl Struss, Charles Rosher
Montaggio: Katherine Hilliker
Scenografia: Edgar Ulmer, Rochus Gliese, Alfred Metscher
Musica: Hugo Riesenfeld
Interpreti: George O'Brien, Janet Gaynor, Margaret Livingston, Bodil Rosing, Ralph Sipperly, J. Farrel MacDonald, Jane Winton
Produzione: Fox, USA 1927

A proposito del film: "Tratto da un racconto di Hermann Sudermann, mutato nel finale, il primo dei 4 film americani del regista tedesco Murnau, che riscosse all'epoca un modesto riscontro di pubblico, costiutisce uno dei vertici del suo cinema: 'Aurora' è un'opera che sembra a tratti più tedesca che americana (a riprova della grande autonomia che, insieme a mezzi ingenti, la produzione concesse all'autore), potendo contare su un geniale impiego della luce (con la vittoria dell'Oscar per la migliore fotografia), del ritmo, dell'atmosfera quasi espressionistica, della profondità di campo, della mobilità della cinepresa. Nel 1939 in Germania ne venne realizzato un remake, 'Verso l'amore', di Veit Harlan".

venerdì 27 maggio 2011

Il gabinetto del dottor Caligari - Robert Wiene (1920)

"Nella cittadina tedesca di Holstenwall intorno al 1830 il dottor Caligari esibisce in un baraccone da fiera il sonnambulo Cesare (mantenuto da anni in uno stato di «sonno cadaverico»), inconsapevole esecutore dei suoi delitti. Lo studente Franz scopre che Caligari è il direttore di un manicomio e lo smaschera..."

Titolo originale: Das Cabinet des Dr. Caligari
Soggetto e Sceneggiatura: Hans Janowitz, Carl Mayer
Fotografia (b/n): Willy Hameister
Scenografia: Walter Roehrig, Walter Reimann, Hermann Warm
Costumi: Walter Reimann
Musiche: Giuseppe Becce
Interpreti: Friedrich Fehér, Werner Krauss, Conrad Veidt, Lil Dagover, Hans Heinrich von Twardowski, Rudolf Lettinger, Rudolf Klein-Rogge (non accreditato), Hans Lanser-Rudolf (non accreditato), Henri Peters-Arnolds (non accreditato), Ludwig Rex (non accreditato), Elsa Wagner (non accreditato).
Produzione: Decla-Bioscop AG di Erich Pommer, Germania 1920

A proposito del film: "La sequenza finale, ambientata nel manicomio, sovverte radicalmente il racconto. Responsabile della scelta, per le scene (tutte dipinte) e i costumi, dei pittori Walter Reimann, Walter Rohrig e dell'architetto Hermann Warm e del regista Wiene (che sostituì Fritz Lang), il produttore Erich Pommer aggiunse il finale (e il prologo) alla sceneggiatura di Carl Mayer e Hans Janowitz. I due protestarono perché l'espediente contraddiceva le loro intenzioni satiriche contro l'autoritarismo prussiano che tendeva a trasformare gli uomini in automi. Un capolavoro che si risolve di continuo in strabilianti decodificazioni dell'immagine, tutte articolate su toni geometricamente deformanti, in obbedienza a un modello estetico che spiazza e affonda in modo permanente in un debordare scenografico cupo e ossessivo. Opera espressionistica per eccellenza, è probabilmente il primo film di autentico culto della storia del cinema."

venerdì 29 aprile 2011

Amityville 3D - Richard Fleischer (1983)

"Le presenze maligne che infestano la famosa casa di Long Island continuano a terrorizzare anche i nuovi incauti inquilini... tra i quali emerge la splendida Meg Ryan (Lisa). La casa costruita su un cimitero indiano viene abitata da un giornalista, famoso per aver smascherato molti imbroglioni che si fingevano medium, che non crede alle maledizioni. Pagherà anche la sua famiglia questa scelta..."

Titolo originale: Amityville 3-D
Soggetto e Sceneggiatura: William Wales
Fotografia: Fred Schuler
Montaggio: Frank J. Urioste
Musica: Howard Blake
Interpreti: Tony Roberts, Tess Harper, Robert Joy, Candy Clark, John Beal, Leora Dana, John Harkins, Lori Loughlin, Meg Ryan, Neill Barry, Peter Kowanko, Rikke Borge, Carlos Romano, Josefina Echánove, Jorge Zepeda, Raquel Pankowsky, Paco Pharrez
Produzione: Dino de Laurentis, USA 1983

A proposito del film: "I veri protagonisti del film sono proprio le presenze maligne rese ancora più incredibilmente terrificanti dalla bravura del regista Richard Fleischer, che ha raffinato la sua esperienza con i trucchi tridimensionali. Il film è noto anche coi titoli Amityville III - The Demon e Amityville: The Demon. Il numero di telefono dell'agenzia immobiliare di Amityville è 666-1818. Sebbene si svolga nella stessa casa, il film non è esattamente un sequel dei due film precedenti. Gli eventi dei primi due capitoli erano dati come 'reali'".

mercoledì 30 marzo 2011

I diabolici - Henri-Georges Clouzot (1954)

"La moglie e l'amante del direttore di un collegio per ragazzi si accordano per uccidere l'uomo, dispotico e arrogante. Lo affogano, ma poi, misteriosamente, il cadavere scompare, mentre intorno alle due donne si moltiplicano eventi davvero inspiegabili".

Titolo originale: Les diaboliques
Soggetto: dal romanzo "Celle qui n'était plus" di Pierre Boileau e Thomas Narcejac
Sceneggiatura: Henri-Georges Clouzot, Jerome Geromini, Rene Masson, Frederic Grendel
Fotografia (b/n): Armand Thirard
Montaggio: Madeleine Gug
Musica: Georges Van Parys
Interpreti: Simone Signoret, Véra Clouzot, Paul Meurisse, Charles Vanel, Jean Brochard, Pierre Larquey, Michel Serrault, Thérèse Dorny,Noël Roquevert, Yves-Marie Maurin, Georges Poujouly, Georges Chamarat, Jacques Varennes, Robert Dalban, Jean Lefebvre, Jacques Hilling
Produzione: Filmsonor, Vera films, FR 1954

A proposito del film: "Dominato da una suspence ininterrotta e da un intreccio narrativo che culmina con uno strordinario colpo di scena, si sviluppa così uno dei più celebri noir del primo dopoguerra francese. Il plot del film indubbiamente Hitchcockiano è manovrato da Clouzot con un vigore ed una lucidità da manuale. A contribuire al clima di tensione c'è la quasi totale assenza di musica nel film. Il film ha ricevuto il premio Louis-Delluc nel 1954, e il premio come miglior film straniero agli New York Film Critics Circle Awards nel 1955 e agli Edgar Allan Poe Awards nel 1956. Nel 1955 il National Board of Review of Motion Pictures l'ha inserito nella lista dei migliori film stranieri dell'anno".

martedì 29 marzo 2011

La guerra dei mondi - Byron Haskin (1953)

"In un piccolo centro della provincia americana cade dal cielo un grosso oggetto infuocato. Viene erroneamente scambiato per un meterorite; ben presto si scoprirà la sua vera natura: un missile marziano con all'interno astronavi aliene. In poco tempo cadono altri missili in varie parti della nazione e del mondo: è un'invasione totale. Gli extraterrestri conquistano le principali città, per gli uomini sembra non esserci nessuna speranza, ma improvvisamente..."

Titolo originale: The War of the Worlds
Soggetto: dal romanzo omonimo di H. G. Wells
Sceneggiatura: Barré Lyndon
Fotografia: George Barnes
Montaggio: Everett Douglas
Effetti speciali: Gordon Jennings, Wallace Kelley, Paul Lerpae, Ivyl Burts, Irmin Roberts, Jan Donela, Charles Gemora
Musica: Leith Stephens
Interpreti: Gene Barry, Les Tremayne, Ann Robinson, Robert Cornthwaite, Lewis Martin, Sandro Giglio, Ann Codee, Vernon Rich, Paul Birch, Jack Krushen, William Phipps, Walter Sande, Jameson Shade
Produzione: Paramount, USA 1953

A proposito del film: "Tratto dall'omonimo romanzo di H. G. Wells, è stato, ed è tuttora, uno dei film di fantascienza più famosi ed importanti della storia del cinema. Pietra miliare, assolutamente un classico che ha imposto al genere alcuni elementi fondamentali, divenuti quasi degli archetipi, come l'aspetto fisico degli alieni (opera di Charles Gemora, tecnico, truccatore e scultore), divenuto un modello, fonte d'ispirazione e punto di riferimento per tutta la cinematografia fantascientifica successiva che ha voluto dare forma agli extraterrestri. Girato nel 1952, in uno dei momenti più critici della Guerra fredda - gli Usa, infatti, sono impegnati nel conflitto coreano (1950/53) - la pellicola è la metafora cinematografica della contrapposizione ideologica tra i due "mondi": quello occidentale, rappresentato dagli Stati Uniti e quello Est Europa, rappresentato dall'Urss".